The Irishman

The Irishman ★★★★½

The Irishman è il testamento artistico e spirituale di Martin Scorsese. Per l'occasione il regista torna a raccontare le gesta dei gangster mafiosi, senza però l'epica e l'enfasi romantica con cui le aveva caratterizzate in precedenza. La narrazione è asciutta e disincantata, tipica di chi si volge indietro e vede intorno a sè unicamente una scia di sangue e l'implicita accettazione di un mondo governato dalla violenza e dalla brutalità. «E’ un film sulla nostra mortalità, sullo scorrere del tempo. Racconta il dispiegamento di una vita» ha dichiarato Scorsese, ed infatti il tempo è l'elemento centrale di The Irishman, ne costituisce l'unica certezza ed insieme la lente attraverso cui filtrare la narrazione filmica. Quel tempo perduto che non ritorna più e che, giorno per giorno, minuto dopo minuto, erode ogni cosa e consegna tutti all'irrilevanza e all'oblio. Scorsese pare quasi volersi contrapporre a tutto questo, intervenendo sulla linearità del racconto, provando a scomporre e frammentare il tempo, ringiovanendo digitalmente o facendo invecchiare all'occorrenza i suoi attori (gli ottimi Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci). Del resto solo il grande Cinema come il suo possiede gli strumenti per sconfiggere la caducità del tempo, cristallizzando un momento in un eterno presente, in una riflessione collettiva riproducibile per sempre.

Here's the english version of the review.

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